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I primi ritrovamenti preistorici sulle Isole sono legati alla presenza del prof. Tellini che rinvenne in una ricerca di superficie alcune schegge di selce (selce colloidale concoide). Successivamente l’ingegnere Squinabol ebbe le prove certe di un insediamento preistorico attibuendolo al Paleolitico, notizia questa non molto reale. L’ingegnere venne alle Tremiti nel 1895-1900-1906 per studi geologici - geofisici. I materiali da lui rinvenuti a San Nicola, al Cretaccio ed a San Domino furono poi ascritti correttamente al Neolitico e verosimilmente alle prime famiglie insediatesi sulle Isole. Altri manufatti furono rinvenuti dal prof. Zorzi dell’Università di Verona, che raccolse vari frammenti su tutte le isole e, con abilità ed un pizzico di fortuna, decifrò una necropoli dell’età del bronzo a San Domino con 12 scheletri umani rannicchiati 6 maschi rivolti ad est e 6 femmine rivolte ad ovest, varie urne cinerarie, ceramiche dipinte ed un certo numero di ossa di vari animali (specie il “cuniculus” coniglio selvatico). Queste sepolture rannicchiate e con un verso specifico ci riallacciano al culto funerario dei popoli Dalmati o Illirici e si collegano alla scoperta in Puglia delle Stele Daune del prof. Rittatore. Il prof. Silvio Ferri, emerito studioso della materia, ci dice che le Stele riconducono in pieno periodo protostorico e cioè all’arrivo dei primi popoli immigrati delle sponde transadriatiche verso le terre italiche. Si tratta di popolazioni balcaniche che in vari periodi hanno attraversato il mare; ultimi i Luki o Lukani (Lupo o Lupi) che occuparono, poi, le terre Lucane, attuale Basilicata. Tutto questo fa pensare che le Isole Tremiti rientrassero non solo nelle conoscenze geografiche dell’età omerica, ma sopratutto nell’orbita commerciale dei navigatori elleni, la cui presenza è documentata lungo tutta la costa garganica da Siponto, Apeneste, Uria. A San Nicola spesso si trovano frammenti di fittile dipinto in nero con o senza figure; si tratta di ceramica Dauna che dal XII sec. a.c. mostra la presenza sulle isole di genti di cultura greca, fino alla conquista romana del 135 a.c., presenza quest’ultima che darà, al posto del nome greco di isole di Diomede (Diomedau Nesoi) il nome nuovo latino di “Trametis”, cioè tramite per l’Illiria. Nel 1954 il prof. Zorzi di Verona, nel 1978 il prof. Fornaro dell’Università di Bari e nel 1979 dallo scrivente prof. Pio Fumo, furono rinvenute tre monete illiriche. le prime dal ricercatore veronese fu attribuita al II sec. a.c., le ultime due sono state da me confrontate presso l’Istituto di archeologia Classica dell’Università di Bari e risultano identiche. La moneta da me trovata è di bronzo, pesa grammi 2,5, ha mm. 16,00 di diametro e risale al periodo dell’ultimo Re Illirico Ballaios. Reca il profilo del re, databile tra il 167 ed il 135 a.c. e sul retro mostra l’esile figura di Artemide in corsa. Altri rinvenimenti furono due cannoni navali di bronzo del XV secolo delle flotta turca al comando di Solimano II°, che assediò Tremiti nell’agosto del 1567. Due grandi ancore a rampino di ferro e due marre romane e numerose anfore onerarie per olio, vino e granaglie furono trovate nel 1961. Nel 1981 io stesso consegnai al Comune delle Isole Tremiti l’intera raccolta di 10.000 reperti di selci, ceramiche impresse ed ossidiane, raccolte in 18 teche in plexiglas e vetro con cornice in legno, un completo museo preistorico. Tutti questi reperti sono ora conservati nei locali - museo a piano terra dell’Abbazia con ingresso nel secondo chiostro a San Nicola. |