| |
Da Tideo e Deifile nacque in Etolia, ad Argo, Diomede ed Aleno. Alla morte del padre il primogenito divenne re di Argo, capitale del regno. Diomede, non molto alto, ma robusto, fu reputato dai greci l’uomo più forte e virtuoso del suo tempo, nè fu superato da alcuno in battaglia. Prese parte con il nonno Meleagro all’impresa contro Tebe, s’imbarcò poi con i suoi compagni per la guerra di Troia. Licofrone ci racconta del ferimento di Venere, accorsa ad aiutare sotto le mura della città, Enea, suo figlio, messo a mal partito dallo stesso Diomede e che la dea si vendicherà duramente per questo affronto. Distrutta Troia, con l’astuzia di Ulisse, Diomede riprese il mare e tornato ad Argo scopre l’adulterio della moglie Agialea con il suo ministro Comete, a stento riuscì a sfuggire a due attentati rifugiandosi nel tempio di Atena. Riprese il mare e si soffermò sull’isola di Corcira (Corfù); qui Diomede uccise il dragone Colchide che funestava le terre dei Feaci, servendosi dello scudo di Glauco, un tempo ospite dell’eroe, poi invece, alleato di Priamo, ucciso a Troia da Aiace. Imbarcatosi di nuovo fu dirottato da una violenta tempesta, oltre il mar Ionio, in Adriatico, ove sbarcò sulle nostre isole chiamandole “Insule Diomedee”. S’impose con la forza sui popoli del Gargano, gli Oreoni e scese nell’antica Ausonia dove regnava Dauno, figlio di Licaone, fratello di Enotrio, Paucesio e Japige, che si dividevano l’antica Puglia. Da Dauno ebbe in sposa la figlia Enippe Driona Ecania ed ebbe anche come dote di nozze un vasto territorio della Daunia. Diomede divenne allora un Ecista cioè fondatore di varie città come Argos Hippium (Arpi), Siponto, Apenestre (Vieste), Histonium (Vasto), Castel Driona (San Severo) e Maleventum (Benevento). Pare che Diomede ebbe delle gravi contese per la divisione del territorio e del bottino con il fretello Aleno, sostenuto anche da Venere, che così si vendicava con Diomede. Aleno, pare amasse, corrisposto, Enippe moglie italiota di Diomede e che tra i due ci fosse stata anche una sfida a duello, con la morte di entrambi i fratelli. Strabone e Plinio, due storici antichi, ci informano che tra i popoli italioti si estese il mito dell’eroe e che, nell’arte, fu spesso raffigurato quale domatore di cavalli, con in mano il Palladium asportato da Troia e con lo scudo sul quale era raffigurato il cinghiale di Caledonia, trofeo appartenuto al nonno Maleagro e poi al padre Tideo. Basilio da Cremona, canonico Lateranense, ritrovò sull’isola di San Nicola le inumazioni dei greci e la tomba (Tholos) di Diomede con all’interno alcune lucerne fittili, monete auree e con il lituo, il bastone di comando dell’eroe. Alcuni anni fa anche a Pratica di Mare, l’antica Lavinium fu rinvenuto il tholos di Enea e tra le tante cose, conservava il lituo ricurvo, il bastone di comando dell’eroe troiano che fece meglio attribuire la scoperta della tomba del progenitore della stirpe latina. |