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Tante Battaglie, contese, speranze, proteste, delusioni in quanti, per decenni, si batterono per l'autonomia comunale delle Tremiti, si concludevano cosi per un caso fortuito quanto inatteso: la caduta in disgrazia di un Direttore della Colonia, il Cav. Giuseppe Mattia, e del suo luogotenente Generale Don Michele gallo.
Quest'ultimo, come del resto tutti i coatti, dovendo darsi a stabile lavoro cosi come prescritto dal 1° articolo della Carta di Permanenza, documento che veniva consegnato a tutti all'atto del loro arrivo in colonia, chiese ed ottenne di lavorare negli uffici dell Direzione in qualita di scritturale. In breve egli si accattivò la benevolenza dei superiori e di tutti gli impiegati dell'Ufficio tanto , scontata che ebbe la pena dei 5 anni di domicilio coatto assegnatogli, chiese ed ottenne di rimanere a Tremiti continuando a lavorare da libero cittadino negli stessi uffici della Colonia e rinunziando al rientro a Barletta, sua città di origine.
Le sue attitudini professionali, la sua serietà riconquistata attraverso i 5 anni di redenzione trascorsi in perfetto stato di irreprensibile condotta, il suo aspetto fisico da perfetto gentiluomo, servirono a porlo al primo posto dello "staff" impiegatizio di quello che, ai tempi, era l'Organismo Amministrativo più importante delle Isole. Don Michele Gallo veniva subito dopo il Sig. Direttore della Colonia dei coatti, Direttore dell'Azienda Agricola Carceraria ed al tempo stesso Regio Amministratore Civile della popolazione libera ai sensi del Regio Decreto del 1863, L'Amministrazione delle tremiti era infatti unica tra quella dei civili e quella dei coatti non essendo le isole nè Comune autonomo nè aggregate ad altro comune come frazione. Il Direttore era dunque il "DOGE" dell'Arcipelago e Michele gallo il suo capo di Gabinetto.
Nell'anno 1926, perduta la battaglia di difesa dell'Azienda Agricola passata in affitto a privati, ci fu un notevole calo in potenza dell'Amministrazione per cui, mentre un tempo i Direttori si facevano raccomandare per venire a Tremiti e si facevano sostenere per rimanervi il più a lungo possibile, dopo tale evento nessun Direttore veniva più a sua domanda e chi veniva nominato d'ufficio Direttore della Colonia faceva di tutto per essere trasferito. Ma cosi non fu per il Cav. Giuseppe Mattia - Commissario Capo di P.S. - il quale, probabilmente afflitto da particolari esigenze di famiglia o forse perchè, alla fine della sua carriera, aveva voluto avvicinarsi alla sua Barletta o per chissà quali altri motivi, pare fosse venuto alle Tremiti a sua domanda. Non l'avesse mai fatto!
incappò nel guaio di trovarsi al centro di uno scandalo che costò la galera a lui ed al suo fido Don Michele. Ma, da che mondo è mondo, "non tutti i mali vengono per nuocere" e "se uno non muore, l'altro non gode" (almeno per i tremitesi). I Tremitesi, che avevano tanto penato per l'autonomia comunale, si trovarono, quando meno se l'aspettavano, assurti al rago di CITTADINI DEL COMUNE DI ISOLE TREMITI. |