Si è riunito oggi, in via eccezionale, il consiglio provinciale di foggia svoltosi nel centro polifunzionale di San Domino alle Isole Tremiti. Unico argomento : Il parere favorevole di impatto ambientale per un permesso di ricerca petrolifero a 4 km dal nostro paradisiaco arcipelago. Non ci sono ancora le trivelle,
ma l’iter burocratico presentato dalla compagnia petrolifera Petroceltic Elsa sta giungendo lietamente a buon fine, dopo il parere favorevole dei beni culturali e la valutazione positiva della commissione tecnica del ministero dell’ambiente; manca solo la firma del Ministro dell’Ambiente per ufficializzare il tutto.
C’erano davvero tutti: 23 consiglieri provinciali, la maggioranza dei sindaci del Gargano, l’assessore regionale all’Ambiente Introna, il Presidente della Camera di Commercio di Foggia, ovviamente c’era il sindaco di Tremiti con la sua Giunta, esponenti di associazioni ambientaliste, il Presidente del Parco (?) del Gargano Giandiego Gatta. Infine vi eravamo noi… Ma noi chi? Noi tremitesi!
Siamo quelli che se ci piazzano una petroliera a 4 km di distanza costringeremo i nostri figli a respirare idrogeno solforato ogni giorno, derivato dalla raffinazione del petrolio amaro, presente 10000 leghe sotto i nostri mari.
Siamo quelli che nel caso mettessero le piattaforme , se non succedesse nessun incidente, saremmo comunque fregati, perché soggetti ad emissioni 6000 volte maggiori di quelle imposte dall’organizzazione mondiale per la sanità e legali in Italia, ma che nel caso nefasto di un incidente come quello di Trecate, ci pioverebbe in testa petrolio e catrame per 3 giorni.
E poi, dato che la Petroceltic è una società a responsabilità limitata, con capitale sociale limitato a delle quote, in caso di incidente chi pagherebbe i danni? Topo gigio?
Qualche anno fa vi era un’ordinanza a Tremiti che non permetteva di entrare neanche nelle grotte. La pesca è vietata o ridotta in buona parte del territorio, siamo in zona sismica ed abbiamo anche vincoli per i beni culturali. Pensavamo di essere in una campana di vetro. Ma secondo alcuni tecnici la raffinazione petrolifera non comporta l’impatto ambientale di un Dentice pescato a Capraia, o di un riccio di mare prelevato da una scogliera. Guardandola sotto quest’altra ottica ci sembra tutto diverso.
Di sicuro non possiamo sentirci soli in questa nostra dubbiosa questione. La risposta delle istituzioni è stata unanime, un No chiaro da parte di ogni consigliere provinciale, in ogni intervento, anche da parte della Giunta Regionale. Nessuno dei rappresentanti delle istituzioni locali riesce a capire come sia possibile che si possa solo pensare di trivellare un posto cosi. Tutti sono d’accordo che oggi non bisogna fare la solita politica, PD e PDL oggi non contano, conta l’appartenenza ad un sistema territorio: la nostra grande Puglia.
Prima della fine della seduta, in sede di votazione, arriva una telefonata inattesa dal Ministero: Il ministro Prestigiacomo ci ripensa, rimanderà indietro alla commissione tecnica la valutazione d’impatto ambientale, per un miglior accertamento dei presupposti. Inoltre dichiara che il nostro allarmismo era ingiustificato, che stupidi noi a preoccuparci, forse era tutto uno scherzo.
Molti presenti in sala a questo punto inneggiano soddisfatti, si parla di battaglia vinta. La popolazione si rassicura…tutto risolto quindi…..se non fosse per quella strana sensazione che ci rimane addosso, anche dopo la partenza di tutti i sindaci, venuti dalla nostra regione a rassicurarci…. Ora capisco come devono essersi sentiti quei capodogli che si sono spiaggiati a Lesina: storditi, rintronati.
A quel punto abbiamo deciso di spiaggiarci anche noi, di fare proprio come quei 7 capodogli. A quel punto stesi in spiaggia, con il sole che ci scaldava le pinne, abbiamo trovato un po’ di pace.
Stamattina qualcuno sulle isole ci scrutava come marziani, come se il problema per cui manifestassimo fosse solo il nostro, magari anche additando la nostra mobilitazione, come inutile o senza senso. Ma ciò che abbiamo fatto oggi, non lo abbiamo fatto per loro, egoisticamente lo abbiamo fatto per noi e i nostri figli. Per non farci dire un giorno che li abbiamo attaccati ad una mammella cancerogena.