Vecchi fantasmi del passato a volte si ripresentano alle porte ed un’ Italia a 2 faccie ci viene ripresentata.
Mentre a Novara si progetta un parcheggio con pannelli solari che da solo darà energia a 1100 famiglie, nel nostro Sud rivisitiamo ere passate petrolifere, quasi quasi pensiamo al ritorno dei treni a carbone.
Le multinazionali si esprimono in maniera dolce, parlano di “permessi di ricerca”,
come se volessero entrare con gentilezza nelle tue grazie. Poi parlano di “sondaggi esplorativi”, “prospezioni”, “air-gun” come se fosse un gioco per bambini, sembrano cose innocue. Ti entrano in casa con fare aggraziato e pensi che siano venuti a fare delle misurazioni e dopo un paio di mesi ti piazzano l’esplosivo.
Era il lontano 1962 quando la Montedison ottenne il permesso di fare” sondaggi” alle Tremiti, la prima ed unica volta. La gente del posto se lo ricorda bene, in quel caso la ricerca non era in mare ma in terraferma, venne trivellata la pineta di San Domino. Per cercare il petrolio distrussero parte di bosco in località Cappella dell’Eremita con bombe di profondità, per poi raggiungere i 536 mt. e convincersi che sotto l’isola di San Domino non vi era l’oro nero.
Secondo alcuni anziani del posto alcune specie marine da quell’anno sparirono per sempre dall’arcipelago, tra cui la famosa foca monaca. Ci vollero tonnellate di cemento per riempire quell’enorme voragine e ci sono voluti 50 anni per far ricrescere gli alberi e riportare la pineta di San Domino agli splendori di quei tempi.
Qualche anno dopo, nel 1972, a Termoli ci riprova la British Petroleum, purtroppo famosa alle cronache mondiali per il terribile incidente in Louisiana di poche settimane fa. Un pozzo esplorativo chiamato "ELIZABETH 001", ad un miglio dalla costa di Termoli, scavato per più di 1500 mt. per poi non trovare niente. La British Petroleum in 50 anni ha scavato un solo pozzo in Italia, ed è questo, dobbiamo ritenerci lusingati.
Ora siamo nel 2010, il fotovoltaico nel mondo quest’anno è aumentato del 50%. Se continuasse ad aumentare cosi nei prossimi 20 anni, nel 2030 coprirebbe l’intero fabbisogno di energia mondiale. Per non parlare dell’eolico, che ha ritmi di sviluppo anche più elevati. Il nostro sud Italia, come le nostre piccole isole avrebbero già nelle mani la risposta ai problemi energetici che ci è stata donata da madre natura, quell’energia è nel vento, nel sole e nelle maree, fonti che non si esauriranno mai e per cui non vi è bisogno di giacimenti ed estrazioni.
La Puglia produce l’80% in più dell’energia che consuma, in buona percentuale eolica, ed il Molise forse arriva a 3 volte il fabbisogno della sua popolazione. Ed è propria questa piccola regione quella più minacciata dalla ingordigia energetica, ancor più delle nostre piccole isole, interessate da un unico permesso di ricerca nelle vicinanze.
Di fronte alla costa termolese nel raggio di 50 km vi sono ben 7 permessi di ricerca petrolifera in mare (compreso quello al largo delle Tremiti). Altri 7 permessi sono stati richiesti sulla terraferma molisana, di cui uno denominato “Colle della Guardia” nel territorio di Termoli, Petacciato, Guglionesi e San Giacomo degli Schiavoni. Inoltre Termoli è stata segnalata come sito per una futura centrale nucleare.
Quando ci fermeremo? Quando ci renderemo conto che il petrolio sta finendo ed estrarre le ultime riserve sporche e pericolose di bassissimo livello porterà danni ambientali enormi, oltre a non soddisfare in futuro, se non molto limitatamente e temporaneamente, il nostro fabbisogno energetico?
Quando capiremo che tornare a vecchie tecnologie obsolete, come il nucleare, ci porterà a problemi di stoccaggio di scorie, limitazione dell’uranio e alla conseguente distruzione del nostro territorio futuro?
Il picco del petrolio è ormai una realtà, la domanda ha superato l’offerta e se non sapremo adeguarci e produrre energia alternativa, vivremo momenti difficili e conosceremo una società che non abbiamo mai visto.
Quando ogni torrente, lago o mare sarà inquinato ed ogni terra sterile ed incapace di creare cibo sano, forse ci renderemo conto che i soldi non si potranno mangiare.