In attesa di una decisione del Tar del Lazio, entro il 22 Marzo, sul ricorso presentato dalla Puglia e dalle associazioni ambientaliste contro le trivellazioni in Adriatico, novità arrivano dal governo Monti.
Ricordiamo tutti il Dlgs 128 del 2010, firmato dall'ex ministro Stefania
Prestigiacomo, che allontanava la possibilità di ricerche petrolifere dalle riserve marine di almeno 12 miglia marine. Tale decreto, anche se un paliativo, aveva di fatto sospeso molte istanze di ricerca nei pressi delle Isole Tremiti, costringendo le compagnie petrolifere a riperimetrare le proprie istanze fuori dai confini determinati dalla legge.
In seguito a queste nuove istanze l’opinione pubblica si mobilito, portando alla grande manifestazione del 8 Maggio 2011 a Termoli, con la presa d’impegno da parte delle amministrazioni locali e regionali di ricorrere in appello.
Adesso, come si apprende dal sito di Repubblica, la tanto contestata bozza di legge sulle liberalizzazioni mischierebbe nuovamente le carte in tavola, riavviando di fatto il settore con una semplificazione delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi.
In sostanza, le attività sarebbero libere laddove non vietate e verrebbero svolte in seguito al rilascio di un titolo abilitativo unico, che potrà sviluppare il giacimento in caso di ricerca dall'esito positivo. Entro un anno, poi, verranno individuate le aree all'interno delle quali selezionare i blocchi da assegnare tramite gara europea agli operatori.
Inoltre, il limite per la ricerca di idrocarburi in mare nelle zone circostanti le aree protette come le nostre isole diminuirebbe da 12 a 5 miglia marine, dato che, come si legge nella relazione tecnica, la norma attuale ''ha avuto rilevanti impatti economici sulle attività del settore'', ''senza peraltro apportare un significativo miglioramento della tutela ambientale''.
Per farla breve una tale legge
riporterebbe indietro il quadro normativo di 2 anni, e cancellerebbe anche le piccole conquiste ottenute in questo tempo, come l’allontanamento del pericolo dalla riserva marina con il dlgs 128/10.
Ci ritroveremmo ad attendere il risultato di un ricorso contro istanze di ricerca a 12 miglia dalle Tremiti, con la possibilità che facciano richieste di perforazione a poco più di 5 miglia, sempre nel caso venga votata una tale bozza di legge.
La Petroceltic, multinazionale titolare delle istanze di ricerca petrolifera antistanti le Tremiti, ha comunicato già da alcuni mesi ai suoi investitori che entro il primo semestre del 2012 conta di riavviare le trivellazioni nell’Adriatico centrale, come segnalato anche dalla prof.ssa Maria Rita D’Orsogna al convegno di Foggia. Come possano esserne cosi sicuri prima della decisione del Tar è di sicuro un mistero.