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I FATTI DELLE TREMITI: LA RIVOLTA DEL 1 MARZO 1896
di Staniscia Pio Luigi
16/05/11

Correva l’anno 1894, la sinistra storica di Crispi, in seguito ad un attentato allo stesso Crispi da parte dell’anarchico Italiano Paolo Lega, e all’assassinio del presidente della Repubblica Francese Carnot per mano dell’anarchico Caserio, inasprì duramente le pene per chi commetteva reati di opinione contro il governo. Tra i provvedimenti di massima sicurezza vi era prevista la pena del confino politico e dell’allontanamento.

Gruppo di confinati anarchiciQuando quegli anarchici arrivarono su San Nicola, la popolazione non li accolse ovviamente bene, si barricò in casa per la paura, erano visti anche peggio dei detenuti per reati comuni, erano considerati degli efferati assassini senza pietà. Venne inviato anche un telegramma dagli isolani al loro deputato Matteo Imbriani, esortando che queste settecento persone venissero mandate altrove, o almeno venissero relegate solo a San Nicola, lasciando San Domino libera per le coltivazioni e per il lavoro.

Questi anarchici, che in quel periodo erano tanto importanti e tanto temuti dall’intera classe politica e borghese europea, avrebbero buttato le basi della sinistra socialista del ventesimo secolo.

Alcuni di loro erano ex o futuri parlamentari, altri erano semplici intellettuali con un odio comune verso le monarchie assolutiste di fine ottocento, altri ancora erano giovani esasperati dalla fame, con una comune linea ideologica, e che con le loro azioni cambiarono la storia del ‘900 creando la scintilla che avrebbe portato al primo conflitto mondiale.

Amedeo Borghi anarchicoDopo il loro arrivo su San Nicola, i coatti riuscirono in breve tempo a farsi voler bene dalla popolazione. Il loro interesse per i problemi sociali della povera gente, la loro cultura e le loro proteste verso le forze dell’ordine, affascinò vivamente gli isolani. Istituirono addirittura una scuola, dove gli isolani portavano i loro figli, e venne pubblicato anche un giornale “La Boheme” stampato direttamente su San Nicola. Tale scuola venne in seguito chiusa dopo pochi anni, per paura di contaminazioni ideologiche.

I loro rapporti con le forze dell'ordine però non andavano bene, già dal 1895 cominciarono i problemi.

Le forze di polizia cercavano di istigare i coatti anarchici, per sobillare disordini, ed essere trasferiti altrove. Allo stesso tempo gli anarchici non ci stavano a queste provocazioni, rispondendo apertamente e spudoratamente alle guardie della colonia ed ai carabinieri.

Tali angherie, inasprite dalle pessime condizioni di vita, venivano riferite dagli anarchici ai vari giornali nazionali, e denunciate apertamente in parlamento degli esponenti della sinistra parlamentare più estrema.

Manifesto anarchicoNel frattempo a San Nicola continuavano le rivolte, che scoppiavano a volte per i motivi più futili, una tensione crescente che sfociò in quella che sarebbe stata la tragedia del 1 Marzo 1896.

Quel giorno alcuni coatti stavano passeggiando verso le 9.00 di sera nella piazza di San Nicola; all’intimazione da parte di alcune guardie a rientrare nei loro dormitori, gli stessi si rifiutarono, cantando inni anarchici e sbeffeggiando le suddette guardie.

A tale rifiuto le guardie reagirono fortemente, chiamando i carabinieri e le altre forze di polizia, colpendo i coatti con sciabole e pugni. Partirono alcuni colpi di pistola. Una pallottola frantumò la finestra della bottega di Pasquale Cafiero, altri colpi raggiunsero il bar dell’isola.

Un colpo prese in pieno uno di quelli anarchici, mentre usciva dal bar. Il suo nome era Argante Salucci di Santa Croce sull’Arno. Tale Argante perse la vita senza neanchè aver partecipato agli scontri. Ci furono vari feriti, sia tra i coatti che tra le forze dell'ordine.

Quel 1 Marzo rimase impresso a lungo nella memoria dei tremitesi, un’isolana quel giorno abortì per la paura e rischiò anche di perdere la vita.

Una lettera venne firmata da 19 tremitesi ed inviata al Resto del Carlino, che la pubblicò il 2 Marzo del 1896:

“Ieri sera, domenica, poco dopo le otto e mezzo noi sottoscritti, isolani di Tremiti, fummo spaventati da vivissima scarica di rivoltelle. S’immagini che scompiglio: le donne e i bambini urlavano; e fortuna per noi che nessuno di loro restasse ferito od ucciso, quantunque una palla forasse la porta, rompendo un cristallo della casa e bottega di Pasquale Cafiero. Lo spavento si accrebbe per due altre scariche che, a brevissimo intervallo, e ancor più nutrite che la prima, rintronarono nell’aria. I sottoscritti, che nulla hanno a che vedere con gli anarchici e colla polizia, protestano contro l’ommissione (sic) dei sacramentali tre squilli che la legge impone come l’avvertimento di sciogliersi e di ritirarsi. Se alle nostre creature non toccarono disgrazie, fu un vero miracolo, ma chi può dire che sempre sarà così? Provveda dunque chi ne ha il dovere.”

Il 1 Marzo 1896 segnò inoltre la fine di tale nefasta epoca, sia a livello locale che nazionale; quello stesso giorno durante la battaglia di Adua morirono 15000 italiani; Crispi in seguito a questa sconfitta dovuta alla sua politica colonialista, diede le dimissioni, mentre da quella data in poi gli anarchici delle Tremiti vennero lentamente trasferiti tutti, chi per le prigioni del continente, chi per altri luoghi di confino.

Tutto ciò che lasciarono sulle isole fu il vivo ricordo di quegli inni anarchici, che rimase nella mente dei coloni tremitesi per molti e molti anni.

   
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