Si è tanto parlato di ponte, di benefici e di costi, per questa costruzione in termini di sviluppo economico e di impatto ambientale. Tante sono state le proteste, ma alcuni hanno anche espresso il loro parere favorevole nei riguardi di un tale progetto, tra cui anche alcuni residenti. Finalmente arriva un parere davvero autorevole, ci scrive Emanuel Dimas De Melo Pimenta, architetto brasiliano di fama mondiale secondo solo a Renzo Piano, compositore, regista, esperto di design e di musica sperimentale, Direttore del Tribunale Europeo per l’Ambiente, esperto di sviluppo sostenibile e di conservazione del territorio. Abbiamo chiesto al Prof. Pimenta cosa ne pensava del ponte e dell’aumento del traffico su San Domino che ci è stato negli ultimi anni. Noi delle Cinque Isole siamo onorati dell’interesse di una tale personalità e vi riportiamo le sue considerazioni:
Il ponte
di Emanuel Dimas De Melo Pimenta
Quando parliamo di un ponte,immaginiamo immediatamente qualcosa di utile. Questo è il motivo per cui la parola italiana ponte deriva dalla parola indoeuropea *penth, distante e preistorica,che indica l'idea di una via di passaggio. Lo stesso significato etimologico è stato attribuito all'inglese bridge, dall'alto tedesco antico
brucca. L'indoeuropeo *penth è stato trasformato nel greco pontos, che indica il mare come mezzo di comunicazione. Da qui deriva la parola pontifice – che stabilisce un collegamento con una verità. Il disegno di un ponte dovrebbe dunque risultare inconfutabilmente utile. Il progetto di un ponte sulle Isole Tremiti, arcipelago dell'Adriatico, vede l'installazione di un gigantesco monumento sul mare, quale collegamento di tre isole: San Domino, San Nicola e il Cretaccio. Questa è l’ultimo avanzo di quello che fu nei secoli passati un minuscolo tesoro ecologico, composto da terreno sabbioso, mirifico tuttavia per la capacità di albergare flora e fauna intatti. Purtroppo, lo stesso Cretaccio è destinato a scomparire, in quanto - come traspare dal nome che porta - risulta conformato da sabbie argillose che si vanno dissolvendo in modo lento ma inesorabile. Allo stato attuale, circa 375 persone dovrebbero vivere a San Domino, e soltanto uno sparuto gruppo di circa 100 anime a San Nicola. L'unica isola con infrastrutture turistiche è San Domino, con 1.400 posti letto. Ciò significa che, ipotizzando una media annuale di presenze forestiere corrispondente al 50%, dell’intera mole di posti disponibili nelle varie strutture ricettive, nel completo arco di 12 mesi l'isola avrà una popolazione totale di circa 1.100 persone. Un grande ponte per 1.100 persone ?! Se l'uso medio di automobili, considerando che ciascuno dei residenti impiegasse un’autovettura - il che non deve risultare necessariamente vero - e che tre persone viaggiassero con un autoveicolo – nel corso di un anno intero ci sarebbero circa 350 automobili sull'isola; ma ciò non è possibile, perché la fattispecie è riconducibile alla particolare realtà isolana di piccoli territori, che non posseggono una struttura adatta per l'uso intensivo di automobili. Non toccheremo in questa sede il violento impatto ambientale che un’ipotetica costruzione del genere sopra accennato implicherebbe, le spese energetiche per la sua costruzione o il costo che rappresenterebbe per i contribuenti nelle generazioni a venire, bensì solo la sua utilità. Esiste, tuttavia, un altro interessante fattore di riflessione. L’attenzione delle competenti autorità europee si è orientata verso una precipua sensibilità nei confronti di un nuovo turista dal profilo inedito – che cerca luoghi preservati, con basso impatto umano: il turismo ecologicamente sostenibile –. Si tratta del medesimo orientamento seguito, per esempio, anche dal governo svizzero. È ormai provato che i luoghi aggrediti dal flusso automobilistico selvaggio e dall’incremento indiscriminato di costruzioni subiscono un rapido quanto inesorabile decremento degli introiti derivanti dal turismo. Il rapporto del Consiglio d'Europa, stilato il 23 ottobre 2003, sotto la presidenza di Altero Matteoli, allora Ministro dell'Ambiente e per la Tutela del Territorio e del Mare della Repubblica Italiana, stabiliva già chiaramente gli “obiettivi principali e i campi d'intervento correlati all'uso sostenibile e alla gestione delle risorse naturali e dei residui". Così, senza giudicare la qualità del progetto o delle intenzioni delle parti coinvolte, assumendo come dato di fatto che tutti amano le Isole Tremiti, emerge la questione dell'utilità – senza la quale un ponte non può semplicemente esistere.
Tutto si risolve in una semplice questione di priorità. Di primario riguardo non è soltanto il buonsenso, ma anche il rilievo di utilitá. Sarebbe suficiente considerare il livello delle emissioni di carbono unito al costo di costruzione suddiviso per il numero di pedoni. Il pretesto che un ponte siffatto potrebbe dimostrarsi vantaggioso per il sistema alberghiero è facilmente demolito dalla semplice considerazione che gli ospiti non porterebbero con sè i propri bagagli attraverso il ponte. Senza contare che un massiccio abbandono del bagaglio stesso potrebbe configurarsi quale fattore scatenante per la rinascita di quelle tentazioni predatorie di trista memoria storica, e fors'anche di un incremento della violenza. Il tutto si risolverebbe in una pesante compromissione negativa per l'economia del sistema alberghiero.
Emanuel Dimas De Melo Pimenta
Direttore del Tribunale Europeo per l'Ambiente
Membro attivo della New York Academy of Science e della American Society for the Advancement of Sciences