Al più presto partiranno le ricerche di petrolio nei mari circostanti le nostre meravigliose isole. E’ una società irlandese ad avere ottenuto il permesso di ricerca, la PetrolCeltic International, che data l’economicità dell’operazione ne ha chiesti parecchi di permessi di estrazione, a partire da Martinsicuro fino alle Isole Tremiti.
C’è da chiedersi come possa essere economico chiedere permessi di ricerca per trivellare nelle nostre bellissime acque, ma molte agevolazioni fiscali e un bassissimo canone da conferire allo stato rendono la speculazione da parte di società estere veramente allettante.
Pagheranno circa 5 euro per metro quadro di concessione annuale: una miseria, che non rende conto dei danni ambientali che tale operazione può portare. Si tratta di petrolio di pessima qualità, difficile e costoso da estrarre, e sono estrazioni più soggette ad incidenti. Nessuna manna dal cielo quindi per le amministrazioni locali competenti che si vedranno corrispondere cifre quasi simboliche, per farsi bucherellare i fondali marini in prossimità di riserve naturali.
Negli Stati Uniti la società petrolifera Hevron ha dovuto inserire un messaggio grosso 2 pagine nel Washington Post, imposto per legge, dove praticamente ammette che le estrazioni di idrocarburi provocano malattie alle popolazioni che vivono vicine ai pozzi. Tumori, leucemie, malattie ai polmoni, neoplasie, in tutto il mondo civilizzato non viene più permessa l’estrazione vicino a dei centri abitati, e ancor di più vicino a zone d’interesse paesaggistico-naturale.
Basterebbe un minimo incidente, qualcosa che va storto, e la filiera del turismo alle Isole Tremiti sarebbe distrutta per sempre.
A Timor est un piccolo incidente ha provocato la fuoriuscita di greggio e altre sostanza nocive che hanno contaminato le acque in maniera irreversibile, o quasi. Gli scienziati affermano che ci vorrenno 100 anni prima che l’ecosistema torni come prima.
Noi nell’Adriatico abbiamo la bella esperienza dell’ENI (compagnia petrolifera nostrana) che negli anni 70-80 riversò tonnellate di rifiuti tossici nelle acque tra Venezia e Bari, senza mai essere identificato un colpevole, e quindi sappiamo bene come possano restare impuniti tali disastri ambientali, dalle nostre parti. Ma le associazioni a difesa del territorio si stanno muovendo.
Da segnalare l’impegno della dottoressa Maria Rita Orsogna, Docente di Matematica Applicata e dell’Istituto per la Sostenibilita’ al California State University di Northridge, Los Angeles, impegnata con varie associazioni in tutta Italia per dire no alle estrazioni petrolifere, ed in parte grazie alla mobilitazione popolare sono riusciti nel loro intento di allontanare da parte dell’Abruzzo il pericolo, ma per le Isole Tremiti questo rischio è ancora vivo.